I am an AideXerFederica Pavesi: la legge come strumento, non come limite

La Chief Legal di AideXa racconta come trasformare la complessità giuridica in un vantaggio concreto per l'azienda
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Come spiegheresti il tuo lavoro a qualcuno che non sa nulla dell’ambito legale?

Il mio lavoro è accompagnare tutte le funzioni di AideXa nel prendere le decisioni migliori dal punto di vista normativo. Mi siedo al tavolo fin dall'inizio su ogni progetto o processo per trasformare la complessità normativa in qualcosa di concreto e praticabile. Che si tratti di costruire un nuovo prodotto, strutturare un contratto o dialogare con le autorità di vigilanza il mio obiettivo è sempre lo stesso. Fare in modo che AideXa cresca con basi solide e conformi dal punto di vista giuridico.

Il tuo ruolo copre ambiti molto diversi: Legal, Corporate Affairs, Collection, Privacy. Come li fai dialogare ogni giorno?

In fondo hanno tutti un filo rosso: la legge. Anche la Collection, che potrebbe sembrare la più operativa, ha tantissimo di legale. Significa tanto ascolto dei clienti e una conoscenza approfondita degli strumenti normativi a disposizione per trovare la soluzione più equilibrata. Il Legal entra in ogni ambito come una bussola: aiuta a orientarsi, a costruire processi chiari e a garantire che ogni scelta sia ben fondata. Non è mai un freno, è un abilitatore.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro qui in AideXa?

La varietà. Non fai mai la stessa cosa. Già di per sé mi occupo di ambiti molto diversi, ma in più AideXa è una realtà che cambia continuamente: nuovi prodotti, nuovi processi, nuove sfide. È difficile che tu passi quattro ore consecutive a fare la stessa cosa. Le giornate volano, nel senso buono del termine.

E poi c'è l'ambiente. È un posto dove le idee vengono ascoltate davvero, dove ci si sente liberi di esprimersi senza paura di essere giudicati. Non è scontato.

Il mondo legale è tradizionalmente molto formale. Come si concilia con il dinamismo di una fintech?

La formalità sta nell'approccio, non nel risultato. Ci sono legali che ti consegnano pareri di 20 pagine fatti di copia-incolla dalla normativa, cose che potresti trovare tu stesso su internet. Noi cerchiamo di fare qualcosa di diverso: partiamo dalla legge, sì, ma quello che diamo alle altre funzioni è una soluzione concreta. Un supporto che va oltre il ruolo legale stretto.

Da dove nasce la tua passione per il diritto?

Da lontano, davvero. Mio nonno e mia zia erano avvocati, quindi sono cresciuta in mezzo al mondo legale. Da bambina mia zia mi portò in tribunale e mi piacque tantissimo. Poi alle medie ho scoperto i libri di John Grisham: Il socio, Il cliente, L'uomo della pioggia. Lì ho deciso: sarò un avvocato d'affari. Ho fatto la Bocconi con quell'obiettivo in testa, già pensando alle banche e alla finanza.

Prima di entrare in azienda, hai lavorato per anni negli studi legali. Qual è la differenza?

Fin dall’università il mio obiettivo è stato quello di entrare in banca, ma per un legale era molto difficile. Così ho iniziato a fare esperienza in grandi studi legali, come Grimaldi e Bonelli Erede, e ci sono rimasta dieci anni. Poi col tempo ho iniziato a volere qualcosa di più concreto rispetto all’approccio teorico degli studi legali. Così sono entrata in azienda nel 2015 e infine, nel 2024, in Banca AideXa.

In azienda hai a che fare con i problemi quotidiani delle persone. La legge diventa uno strumento, non il centro di tutto. E il tuo lavoro diventa soprattutto relazione: capire che cosa serve, mediare tra funzioni con esigenze diverse, trovare soluzioni che funzionino davvero.

C'è un consiglio o un'esperienza che porti con te nella vita professionale?

Una domanda, più che un consiglio. "Se avessi più coraggio, cosa faresti?"

L'ho sentita a un seminario all’università e quella domanda mi ha colpita. Ho capito che c'erano tante cose che non facevo semplicemente perché avevo paura. Non per limiti oggettivi o imposti da altri. Solo per paura mia.

Da lì ho deciso di comportarmi come la persona che volevo essere. Ho ricominciato a guidare dopo tanto tempo. Ho preso la parola nelle riunioni difficili anche quando mi sentivo insicura insicura. Cose che possono sembrare banali, ma nella vita di tutti i giorni non lo sono per niente.

E quando stacchi dal lavoro? Come ricarichi le batterie?

Leggendo. Passo la maggior parte del mio tempo libero con un libro in mano. Mi piace spaziare molto: attualità, saggi, ma soprattutto biografie. Trovo le storie di vita delle persone straordinarie una fonte enorme di ispirazione. Capire come hanno affrontato le sfide, le scelte che hanno fatto, chi sono diventati.

C'è un posto nel mondo a cui sei particolarmente legata?

Milano. Sarà perché ci sono nata, sarà per tutti i ricordi che ci sono legati. E poi gli Stati Uniti: è un posto dove sento che tutti i sogni si possono realizzare, pur con tutte le contraddizioni che contraddistinguono questo Paese. Ve lo ricordate il finale di Pretty Woman? “Benvenuti a Hollywood, quale è il vostro sogno? Tutti vengono qui, questa è Hollywood la città dei sogni, alcuni si avverano altri no, ma continuate a sognare! Questa è Hollywood!”

Un'ultima cosa: qual è il tuo superpotere?

La determinazione. Non mi sono mai lasciata fermare dai momenti difficili della vita, nemmeno dalle sconfitte che sembravano definitive. Il mio principio guida è che anche le cose negative ti portano verso qualcosa, magari non lo capisci subito, ma a posteriori si vede sempre il disegno.